GIULIO REGENI: CERCAVI GIUSTIZIA TROVASTI LA LEGGE

Non trova pace neppure nell’aldilà il povero Giulio Regeni, il nostro ricercatore barbaramente torturato e ucciso in Egitto lo scorso inverno.
Dopo il lungo tira e molla tra i due Stati, questa sembrava essere la settimana decisiva per la consegna di quei tabulati telefonici che direbbero tante cose sulle ultime ore di vita di Giulio, forse troppe ed è per questo che il governo Egiziano se li tiene bene stretti nascondendosi dietro inutili scuse.
L’Italia tenta un timido approccio chiedendo e sollecitando la consegna del fascicolo, ma l’Egitto fa orecchie da mercante, prende tempo, consegna (in ritardo) carte del tutto inutili e insufficienti.
Forse la paura di superare la linea rossa che divide la democrazia dalla dittatura, da parte nostra è più forte della voglia di trovare la verità, ma la famiglia Regeni non si arrende e continua a chiedere giustizia, incalza la magistratura Italiana e attacca senza paura lo Stato che ha assassinato il proprio figlio.
Ucciso, sfigurato, marchiato a fuoco, usato come “fosse una lavagna” dichiara la madre di Regeni nella disperazione, nella consapevolezza di chi sa che sta combattendo una guerra da sola e contro i mulini a vento.
Quello che è accaduto e che sta accadendo nel caso Regeni è grave due volte.
Questo ragazzo infatti è scappato dal suo paese in cerca di fortuna come tanti altri brillanti ricercatori che l’Italia non è capace di valorizzare, ciò significa che il nostro paese non è stato in grado proteggerlo e garantirlo prima e non lo sta facendo neppure ora non riuscendo a fare chiarezza sulla sua morte.
L’Italia deve una risposta a Giulio Regeni e alla sua famiglia, che cerca solo giustizia e invece ha trovato la legge.





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