RESILIENZA: L’ARTE DI ARRANGIARSI

“Re·si·lièn·za” dal verbo latino resilire che si forma aggiungendo il prefisso re- al verbo salire ‘saltare, fare balzi, zampillare’ così come in campo scientifico la resilienza indica la capacità di un materiale di resistere a un urto.
E infatti la parola resilienza significa proprio questo ri-salire dalle difficoltà, indicando la capacità dell’uomo di resistere alle avversità della vita e trarne vantaggio.
Utilizzata e raccomandata dagli psicologi, postata qua e là per arricchire i discorsi dei non addetti ai lavori, venduta dai media come la cura a tutti i mali questa parola, che da sempre giace nel nostro vocabolario, solo ultimamente però è tornata in auge diventando una vera e propria moda.
Ogni occasione è buona per parlare della resilienza, dalla psicologia come aiuto al paziente, alla politica, per incoraggiare i poveri cittadini a non abbattersi difronte alle non risposte del potere, fino all’età infantile, per insegnare ai bambini a guardare il lato positivo di ogni situazione.
Bella nella sua accezione generale, semplice nella sua composizione, dolce nel suono l’utilizzo di questa parola tuttavia è più facile a dirsi che a farsi.
Eppure, sorprendentemente, il ricorso a questo nuovo vocabolo è sempre più comune, probabilmente perché sempre più spesso l’uomo si trova ad affrontare e sopportare situazioni difficili e dolorose e forse, pur senza saperlo, almeno una volta nella vita, siamo stati tutti resilienti.
A chi non è capitato di vedere il lato positivo di un evento drammatico, non foss’altro per stanchezza o sfinimento, perché il dolore della sconfitta brucia più della sconfitta stessa e a un certo punto è insito nella naturale capacità dell’uomo il fatto di reagire e andare avanti nonostante tutto.
Insomma, senza essere né grandi scienziati né psicologi, secondo la comune esperienza la resilienza potrebbe semplicemente sintetizzarsi come l’Arte di arrangiarsi.





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